giovedì 11 febbraio 2016

EDWARD HOPPER (Nyack, New York, 1882 - 1967): Compartimento C, carrozza 293, 1938, olio su tela - Gallery: Collezione privata della IBM Corporation, Armonk, New York

INV. N. 1293


Hopper studiò a New York ed esordì come illustratore. Fu a Parigi nel 1906 e nel 1909. Indifferente a ogni tendenza d'avanguardia, da allora andò maturando uno stile inconfondibile, trattando gli aspetti della vita e del paesaggio americano, fissati in atmosfere immote e solitarie, con realismo accentuato. Ebbe notevole influenza sui pittori statunitensi.

In Compartimento C, carrozza 293 c'è una donna sola, assorta nella lettura del libro e nei suoi pensieri. I protagonisti di Hopper danno l'impressione di essere persone che tentano di sfuggire a qualcosa. Essi sono richiusi in se stessi e non riescono a ottenere la vita che vorrebbero. Fuggono la società degli altri, e vorrebbero fuggire da se stessi. Essi non sono veramente a casa da nessuna parte, né in una stanza né fuori, né al lavoro né in gioco, né soli né con gli altri. È per questo che sono in movimento. La loro casa è una stazione ferroviaria, un ristorante autostradale, un distributore di benzina, un hotel o motel, uno scompartimento del treno, uno snack bar, un foyer del teatro, un cinema. 






martedì 9 febbraio 2016

IL "DITTICO LOCATELLI" DI GIULIO ARISTIDE SARTORIO: "Sagra" e "Risveglio", 1906 1923, tempera su tela, 178,4 x 396 cm (cad.) - Gallery: Artgate Fondazione Cariplo, Gallerie di Piazza Scala, Milano

INV. N. 1291

"Sagra"


Il Dittico Locatelli di Giulio Aristide Sartorio

La coppia di tele faceva parte dell'apparato decorativo della palazzina edificata nel 1923 in via Giovannino de' Grassi a Milano da Giovanni Locatelli, imprenditore metallurgico contitolare della ditta Celestri & C. Oltre alle due opere in questione, Sartorio aveva realizzato per la casa dell'industriale-collezionista almeno altri dodici pannelli, perlopiù collocati come sopraporte.
Tuttavia le tele non sembrano essere state concepite in origine per il committente ambrosiano. Confermando un'ipotesi avanzata recentemente da Gloria Raimondi (1995), è infatti possibile identificare in essi due pannelli appartenenti al monumentale fregio decorativo realizzato da Sartorio per l'Esposizione Nazionale di Milano del 1906.
Al termine della mostra, il fregio viene smontato e custodito da Sartorio presso i materiali di deposito del proprio atelier fino agli anni del primo dopoguerra. Nel 1923 l'artista ne recupera e rielabora alcuni pannelli per allestire un nuovo complesso decorativo, quello appunto destinato a Casa Locatelli a Milano. Durante questa operazione i contenuti delle scene vengono ricontestualizzati: nel pendant in questione Sartorio intende infatti celebrare la partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, intesa come coronamento del processo di riscatto nazionale. Del resto, secondo l'artista stesso, nel fregio del 1906 "per associazione spirituale, l'azione, è intesa a liberare l'umanità dalla schiavitù mentale, dal misticismo nordico" (ibidem..., 1906), una concezione della supremazia del "genio italico" in sintonia con le teorie nazionaliste diffuse negli anni Venti. Risveglio, che simboleggia l'adesione italiana alla guerra antiaustriaca suggellata dalla data del 24 maggio 1915, è identificabile nel pannello che nel 1906 raffigurava il risorgere vivo della Stirpe; Sagra è invece ricalcato sulla scena originariamente intitolata Gli artisti rialzano Venere, effetto del patrocinio delle arti promosso dalla civiltà dell'antica Roma. Il secondo pannello viene trasformato da Sartorio nella raffigurazione dell'enfasi che accompagna la vittoria del 4 novembre 1918: oltre all'inserimento delle date, durante la ridipintura vengono apportate modifiche al medaglione sorretto dalle tre Grazie, dove Sartorio iscrive i nomi del Carso, del Piave e di Vittorio Veneto, luoghi cruciali della Grande Guerra. L'intervento pittorico del 1923 comprende inoltre la ridefinizione cromatica delle figure. Infatti Sartorio dall'unitarietà monotonale originaria, particolarmente idonea a un fregio che ambisce a gareggiare con la scultura, passa all'uso di tinte accese, impostate sull'accostamento del rosa e dell'azzurro.




"Risveglio"


Sartòrio, Giulio Aristide

Cenni biografici

Pittore nato a Roma nel 1860 ed ivi morto nel 1932. Formatosi all'Accademia di belle arti di Roma, esordì nell'orbita di M. Fortuny per poi volgersi, sotto l'influenza di F. P. Michetti, a un verismo d'accento umanitario (La malaria, 1882, Córdoba, Argentina, Museo); nel 1884 visitò Parigi. A questo periodo appartengono le prime illustrazioni per la Cronaca bizantina di A. Sommaruga, per il Convito di A. de Bosis, per l'Isotta Guttadauro di G. D'Annunzio, che attestano il graduale passaggio a uno stile decorativo d'ascendenza liberty, caratterizzato da una maggiore minuziosità disegnativa. Nel 1889 vinse la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi con I figli di Caino (frammento, Roma, Istituto S. Michele). Accostatosi alle ricerche condotte da N. Costa, nel 1890 eseguì i primi paesaggi (Veduta di Ninfa, 1890, Roma, Galleria comunale d'arte moderna) e aderì all'associazione In Arte Libertas; nello stesso anno ricevette la commissione per il trittico Le vergini savie e le vergini folli (Roma, Galleria comunale d'arte moderna). Dopo un viaggio (1893) in Inghilterra, nel 1895 fu chiamato a insegnare all'Accademia di belle arti di Weimar. Durante il soggiorno in Germania (1895-99), oltre ai numerosi studî di animali e paesaggi, portò a termine il ditticoDiana d'Efeso e gli schiavi e La Gorgone e gli eroi (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), opera di un decorativismo monumentale carico di enfasi drammatica e di ricordi preraffaelliti. Rientrato in Italia, accanto all'attività di paesista che lo vide, nel 1904, tra i promotori del gruppo dei XXV della Campagna Romana, ebbe numerose commissioni pubbliche (fregio decorativo per la nuova aula del Parlamento, 1908-12; ecc.) in cui l'ispirazione letteraria si fonde a una ricercata eleganza disegnativa. Nel dopoguerra lavorò ai bozzetti per la decorazione a mosaico del duomo di Messina. Fu anche scrittore e critico d'arte.


(Fonte: Enciclopedia Treccani)


lunedì 8 febbraio 2016

HANS HOLBEIN il GIOVANE (b. 1497, Augsburg, d. 1543, Londra): Ritratto del mercante Georg Gisze, 1532, Oil on wood, 96,3 x 85,7 cm - Gallery: Staatliche Museen, Berlino

INV. N. 1290


Holbein, Hans, il Giovane

Holbein, Hans, il Giovane. - Pittore e incisore (Augusta 1497 - Londra 1543). Allievo del padre, Hans il Vecchio, nelle sue opere si percepiscono chiari influssi del repertorio formale del Rinascimento italiano. In contatto con la cerchia umanistica erasmiana, acquistò fama di ritrattista, mostrando finezza di indagine psicologica ed elevatissima abilità tecnica (Sir Thomas More, 1527, New York, Granger collection).

In stretto rapporto con H. Burgkmair, a diciassette anni si trasferì a Basilea, poi (1517) a Lucerna (vi dipinse l'affresco della casa del sindaco Jacob von Hertenstein); in quell'anno diede i primi disegni per vetrate. H. conobbe sicuramente l'opera di M. Grünewald a Isenheim. Si è supposto che abbia anche viaggiato inItalia tra il 1517 e il 1519, ma ciò è secondo alcuni da escludere, benché si trovino nelle sue opere elementi di derivazione lombarda e padovana; conobbe l'arte italiana soprattutto attraverso incisioni. Dal 1516 illustrò i libri di Froben, editore diErasmo da Rotterdam, ed entrò in contatto con la cerchia umanistica erasmiana. Nel1519 era nuovamente a Basilea, dove trovò influenti mecenati (J. Meyer, B. Amerbach, Erasmo) e si sposò; fu poi intorno a Costanza, indi (1524) in Francia (fu ad Avignone, a Lione, a Bourges e nella Loira) e nel 1526 partì da Basilea alla volta dei Paesi Bassi. Trasferitosi in Inghilterra, fu ospite di Tommaso Moro e vi acquistò fama di ritrattista. Nel 1528 ritornò a Basilea; nel 1532 è nuovamente documentato a Londra. Divenne (dal 1537) pittore aulico di Enrico VIII. Morì a Londra, di peste.

Nei suoi ritratti H. mostra una finezza di indagine psicologica e una precisione tecnica superiori a quelle che si riscontrano nel padre. Ciò è già evidente nei ritratti del borgomastro Meyer e della consorte (1516; Basilea). Altri ritratti celebri sono quelli di Erasmo da Rotterdam e di Anna di Cleve (museo del Louvre); i ritratti di Enrico VIII, di s. Tommaso Moro, dell'arcivescovo di Canterbury. Gli affreschi nel Palazzo Comunale di Basilea (1521) sono scomparsi; ma a quel periodo appartiene una pala con otto scene della passione (polittico di Friburgo), la predella con Cristo morto (1521; Basilea) e la Madonna di Soletta (1522). In Francia eseguì le due serie di incisioni in legno Imagines mortis e Icones Veteris Testamenti. Sue opere importanti sono anche nelle collez. di Berlino, Firenze, Francoforte, L'Aia, Parigi, Londra; le principali collezioni di disegni (celebri le serie di ritratti) a Basilea, Londra, Windsor.





DONATELLO (Donato di Niccolò di Betto Bardi) [o sua cerchia] (Firenze, 1386 - 1466): Madonna Piot (Vergine adorante il Bambino), 1440 (1460 ?), terracotta policroma con incrostazioni di vetro e cera - Gallery: Museo del Louvre, Parigi

INV. N. 1289




giovedì 4 febbraio 2016

DONATELLO (Donato di Niccolò di Betto Bardi) (Firenze, 1386 - 1466): David, 1430s, scultura in bronzo, h. 158 cm - Gallery: Museo Nazionale del Bargello, Firenze

INV. N. 1285


Il DAVID di DONATELLO

La prima parte dell'attività artistica di Donatello termina nel 1430 proprio con la realizzazione della statua in bronzo del David. E 'stato originariamente collocato nel cortile del palazzo Medici-Riccardi, ma dopo la confisca del palazzo dei Medici nel 1495 è stato spostato al cortile di Palazzo Vecchio. Oggi è esposta al Museo Nazionale del Bargello, sempre a Firenze.

Il David mostra l'elegante gestione di Donatello dell'idea di forma derivata da Prassitele. Ma se l'artista si rivolse all'antichità per la rappresentazione del nudo e per l'equilibrio statico della composizione, la vitalità che anima la statua, dal volto giovane riflessivo all'ombra del casco alato, alla testa mozzata di Golia, tutto è nuovo. La luce si attiva in linee che consentono di ammirare con estrema fluidità la statua da qualunque punto di vista dell'osservatore.

Il Vasari così scrive: "Nel cortile del palazzo della Signoria si trova una statua in bronzo di David, una figura nuda, a grandezza naturale, dopo aver tagliato la testa di Golia, Davide sta alzando il piede e l'immissione su di lui, e egli ha una spada nella mano destra. Questa cifra è così naturale nella sua vivacità e morbidezza che gli artisti trovano quasi impossibile credere che non è stato modellato sulla forma vivente. un tempo si trovava nel cortile della casa dei Medici, ma è stato spostato nella nuova posizione dopo l'esilio di Cosimo. " (da Web Gallery of Art )



La vita e l'arte di Donatello 

(dal Dizionario Biografico Treccani):

BARDI, Donato, detto Donatello di Horst W. Janson





                        





mercoledì 3 febbraio 2016

ANDREA del VERROCCHIO, Italian painter and sculptor, Florentine school (b. 1435, Firenze, d. 1488, Venezia): David vittorioso, 1473-75, scultura in bronzo, h. 125 cm - Gallery: Museo Nazionale del Bargello, Firenze

INV. N. 1284


Biografia:


N.B. La testa di Golia è posta tra i piedi di David, qui risulta spostata in quanto la foto fu ripresa durante lavori di restauro. Tuttavia ho scelto questo foto perché, per la qualità dell'immagine, è quella che consente di apprezzare in tutti i suoi particolari la preziosa scultura.




martedì 2 febbraio 2016

ANDREA del VERROCCHIO (1436-1488) e LEONARDO da VINCI (1452-1519): Battesimo di Cristo, 1475 ca., olio su tavola, 177 × 151 cm - Gallery: Galleria degli Uffizi, Firenze

INV. N. 1283


Biografia:





ANDREA del VERROCCHIO, Italian painter and sculptor, Florentine school (b. 1435, Firenze, d. 1488, Venezia): Madonna con Bambino, 1470-75, tempera e oro su tavola, 66 × 48.3 cm - Gallery: Metropolitan Museum of Art, New York

INV. N. 1282




ANDREA del VERROCCHIO, Italian painter and sculptor, Florentine school (b. 1435, Firenze, d. 1488, Venezia): Incredulità di S. Tommaso, 1476-83, Scultura in bronzo, h. 230 cm - Chiesa di Orsanmichele, Firenze

INV. N. 1281


Andrea di Michele di Francesco di Cione detto Il Verrocchio (Firenze, 1435 – Venezia, 1488) è stato uno scultore, pittore e orafo italiano. Attivo soprattutto alla corte di Lorenzo de' Medici, alla sua bottega si formarono allievi come Leonardo da Vinci, Botticelli, Perugino, Domenico Ghirlandaio, Francesco Botticini, Francesco di Simone Ferrucci, Lorenzo di Credi, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta. Rivestì un ruolo importante nella tendenza a misurarsi con diverse tecniche artistiche, manifestatasi nella Firenze di fine Quattrocento, e infatti la sua bottega divenne polivalente, con opere di pittura, scultura, oreficeria e decorazione, così da poter far fronte all'insistente domanda proveniente da tutta l'Italia di prodotti fiorentini.


Per saperne di più:
Andrea di Michele, detto il Verrocchio, vita e arte - Biografico Treccani






lunedì 1 febbraio 2016

FRITS THAULOW (Christiania (Oslo), Norway, 1847 - Volendam, Netherlands, 1906): Lavandaie a Quimperle, 1902, olio su tela - Ubicazione ignota

INV. N. 1280




ANTONIO CARRACCI, Italian painter, Bolognese school (b. ca. 1583, Venezia, d. 1618, Roma): Paesaggio con bagnanti, c. 1616, Oil on canvas, 40,5 x 61 cm - Gallery: Museum of Fine Arts, Boston

INV. N. 1279


Cenni biografici:
Antonio Carracci, vita e opere - Biografico Treccani



ANTONIO CARRACCI, Italian painter, Bolognese school (b. ca. 1583, Venezia, d. 1618, Roma): L'alluvione, 1616-18, Oil on canvas, 166 x 247 cm - Gallery: Musée du Louvre, Parigi

INV. N. 1278


Antonio Carracci era il figlio illegittimo di Agostino Carracci, fratello del più celebre Annibale Carracci e di una cortigiana veneziana di nome Isabella. Dopo la morte di suo padre nel 1602, si è formato a Roma con lo zio Annibale, il quale probabilmente ha assistito sugli affreschi della Galleria Farnese (1603-1604) e sulle decorazioni di Palazzo Mattei di Giove (1606). Dopo una breve visita a Bologna nel 1609-1610, Antonio tornò a Roma dove ha lavorato per il resto della sua breve carriera.
Sotto la supervisione di Guido Reni dipinse una serie di Virtù e altre figure sussidiarie nella Cappella dell'Annunziata nel Palazzo del Quirinale (1609-1610). Poco dopo ha fatto l'affresco del soffitto di 'Dio Padre e Santi' nella sacrestia di San Sebastiano fuori le Mura (c. 1611). Per il Cardinale Michelangelo Tonti, ha creato la pala di San Bartolomeo In ginocchio Adorazione e la decorazione ad affresco per tre piccole cappelle a San Bartolomeo dell'Isola a Roma, dedicato alla Passione di Cristo, la Vergine e San Carlo Borromeo (c. 1611: 15). Nel 1616 Antonio era di nuovo attivo nel Palazzo del Quirinale, dove per papa Paolo V dipinse gli affreschi con scene del Vecchio Testamento nella cosiddetta Stanza del Diluvio.

Per saperne di più:





martedì 26 gennaio 2016

ARTURO FERRARI (Milano, 26 genn. 1861 - 31 ott. 1932): Cortile quattrocentesco a Castiglione Olona, 1895, olio su tela, 145,5 x 220,5 cm - Gallery: Fondazione Cariplo - Gallerie di Piazza Scala, Milano

INV. N. 1271


Cortile quattrocentesco a Castiglioine Olona (o Cortile antico)

Il dipinto, datato 1895, ritrae un soggetto caratteristico della produzione più nota e popolare dell’artista: uno scorcio dell’antico cortile medievale del palazzo Branda Castiglioni a Castiglione Olona, antico borgo nelle immediate vicinanze di Varese edificato a partire dalla metà del Quattrocento per volontà del cardinale Branda Castiglioni, celebre umanista e mecenate delle arti figurative. Con un’altra opera ispirata a questo luogo, Castello antico (denominato anche Altri tempi), il pittore riporta uno strepitoso successo nel 1897 ottenendo il premio popolare istituito dal Comune di Milano in occasione della III Esposizione Triennale di Brera. Il dipinto, attualmente disperso, è noto grazie alla riproduzione pubblicata sul giornale “Il Secolo” ed è forse identificabile con Porta di un castello, premiata con la medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Per tutto il corso degli anni Novanta Ferrari si dedica ripetutamente allo stesso soggetto realizzandone numerose varianti, tra le quali Il Cortile del Palazzo Branda Castiglioni a Castiglione Olona (1899) che riproduce esattamente una porzione del dipinto in Collezione e Porta del Palazzo già Branda Castiglioni a Castiglione Olona, fino al 1895 di proprietà di Francesco Ponti, forse identificabile con lo studio preparatorio per l’opera premiata a Milano e a Parigi, dalla quale differisce soltanto per l’inserimento della sentinella in uniforme settecentesca accanto all’arco d’ingresso (entrambe presso la Milano, Galleria d’arte Moderna). Nella creazione di questo vastissimo repertorio, Ferrari raccoglie suggestioni dalla cultura accademica di impronta storicista e dalle opere di ispirazione neosettecentesca e di matrice naturalista di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Eleuterio Pagliano, ma risolve i suoi soggetti in formule semplificate, e dunque apprezzate anche da un pubblico più vasto. L’inserimento di personaggi in abiti antichi all’interno di ambientazioni rigorosamente studiate dal vero si riscontra anche nei primi suggestivi interni monumentali, come L’Atrio della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano (Piacenza, Ricci Oddi), e nelle ampie e spaziate vedute cittadine, come Il Naviglio di Viarenna (1894) (collezione privata), divenendo un tratto distintivo della produzione artistica di Ferrari. Sfruttando soprattutto il gusto per il travestimento e il descrittivismo proprio della pittura di genere, l’artista realizza nostalgiche rievocazioni storiche di molti luoghi caratteristici, ancora ben riconoscibili ma prossimi a scomparire, garantendosi il duraturo consenso del grande pubblico.







lunedì 25 gennaio 2016

CANOVA, Antonio (1757, Possagno, Italy - 1822, Venezia): I bassorilievi della collezione Annibale Rezzonico, 1784-95, Gesso a "forma persa" - Gallery: Fondazione Cariplo, Galleria di Piazza Scala, Milano

INV. N. 1270


ANTONIO CANOVA

Briseide consegnata da Achille agli araldi di Agamennone  (1787-179o) - 112 x 213 cm


È una delle scene dedicate a raccontare episodi dell’epica classica: Canova fu particolarmente influenzato dalle traduzioni omeriche di Cesarotti. L’episodio derivato dal primo canto dell’Iliade raffigura l’addio da Achille alla schiava Briseide, allontanata dall’eroe per decisione di Agamennone. A causa di questa decisione Achille abbandonerà l’accampamento greco sotto le mura di Troia. Il bassorilievo è stato riprodotto in incisione da Tommaso Piroli incisore, Vincenzo Camuccini disegnatore, tecnica rame battuto, inciso all’acquaforte con ritocchi a bulino.


Critone chiude gli occhi a Socrate (1790-1792) - 123 x 263 cm

È una delle tre scene dedicate alla morte di Socrate, così come narrata da Platone nel Fedone: Canova trovò negli scritti di Cesarotti l’ispirazione per la realizzazione dei soggetti, che intendevano descrivere una sorta di Via Crucis laica. L’artista non indulge alla narrazione, eliminando di fatto qualsiasi elemento ornamentale, dedicandosi esclusivamente alla resa asciutta dell’accadimento.Il bassorilievo è stato riprodotto in incisione da Pietro Fontana incisore, Joseph Collignon disegnatore, tecnica rame battuto, inciso all’acquaforte con ritocchi a bulino.


Per la storia della realizzazione dei bassorilievi Rezzonico e per la fonte delle note si veda al link: La storia dei Bassorilievi Rezzonico









domenica 24 gennaio 2016

CANOVA, Antonio (1757, Possagno, Italy - 1822, Venezia): Danza dei figli di Alcinoo, 1793-95, Basssorilievo in gesso, 141 x 281 cm - Gallery: Fondazione Cariplo, Gallerie di Piazza Scala, Milano

INV. N. 1269


ANTONIO CANOVA

I bassorilevi Rezzonico

È una delle scene dedicate a raccontare episodi dell’epica classica: Canova fu particolarmente influenzato dalle traduzioni omeriche di Cesarotti. L’artista rinuncia di fatto alla narrazione, eliminando di fatto qualsiasi elemento ornamentale, dedicandosi esclusivamente alla resa asciutta dell’accadimento. In questo modo egli intende riprodurre lo spirito classico da cui Canova fa derivare la sua arte. L’episodio derivato dall’ottavo canto dell’Odissea offre allo scultore la possibilità di esprimersi in un soggetto tipicamente neoclassico, la danza, derivato da esempi pompeiani.

Il bassorilievo fa parte di un gruppo di tredici gessi - rappresentanti figure allegoriche, scene ispirate all'Iliade, all'Odissea e al Fedone e a due opere di misericordia - conservato presso il Centro Congressi della Fondazione; i bassorilievi furono realizzati da Canova e donati negli anni tra il 1793 e il 1795 al senatore di Roma Abbondio Rezzonico, che era stato committente di Canova per il monumento commemorativo di papa Clemente XIII, suo zio, collocato all’interno della basilica vaticana e inaugurato proprio nel 1792, a ormai ventitre anni dalla morte del Pontefice. Qualche tempo prima, nel 1781, lo scultore veneto scolpì per Abbondio Rezzonico l’Apollo che si incorona attualmente conservato al Getty Museum di Los Angeles. Evidentemente i rapporti tra il patrizio e Canova dovevano essere molto stretti, anche in considerazione delle comuni origini venete: frequentatore dell’ambiente artistico romano, Rezzonico si segnala come committente sia di Piranesi che di Pompeo Batoni, che lo immortala nel ritratto conservato al Museo di Bassano del Grappa. Proprio nella grande villa della cittadina veneta furono collocati i bassorilievi, ad arredare una “sala canoviana”, testimoniata dalle fonti ottocentesche, simile a quelle presenti in altre dimore patrizie sia in Veneto (Zulian, Renier, Falier, Albrizi, Barisan, Cappello) che a Roma (Villa Lante e Villa Torlonia). Si evince che nel corso della sua attività, Canova produsse a più riprese serie di bassorilievi, a volte diversi per soggetto, in base alla richiesta di collezionisti aggiornati rispetto agli orientamenti artistici dell’epoca. La serie più completa dei gessi, mai tradotti in marmo, è conservata nella gipsoteca di Possagno, un’altra molto vicina alla nostra si trova al Museo Correr di Venezia. La tecnica di realizzazione utilizzata è quella della “forma persa”, grazie alla quale da un calco, derivato dai vari prototipi, è possibile ricavare un unico esemplare: ciò permette all’artista di poter intervenire sul gesso, conferendo ad esso un connotato di unicità; sappiamo che Canova era solito rimarcare questo valore di originalità, anche per giustificare i costi di realizzazione: in realtà egli utilizzava dei validi assistenti, come Vincenzo Malpieri, ai quali di veniva delegata l’operazione. Sempre la volontà di promuovere la propria attività spinse Canova, su sollecitazione di intellettuali dell’epoca come Pietro Giordani e Francesco Leopoldo Cicognara, a far riprodurre in incisione le sue opere al fine divulgare la conoscenza della sua produzione con un mezzo economico e di facile divulgazione. La raccolta di stampe edita nel 1817 dal libraio romano Pier Luigi Scheri, dedicata “Agli Amatori e cultori delle Belle Arti” ne costituisce uno fra gli esempi più significativi. All’impresa lo scultore chiamerà alcuni importanti artisti allora attivi a Roma: come Vincenzo Camuccini, Raffaello Morghen, Jean-Baptiste Wicar, Tommaso Minardi, Francesco Hayez. Tra le opere incise rientra gran parte dei gessi, con l’eccezione delle tre Allegorie legate al progetto per la tomba di Clemente XIII. Alcuni scritti dell’antiquario romano Giovanni Gherardo de’ Rossi documentano la vicenda dei gessi Rezzonico: nel 1793 furono consegnate la Speranza e la Carità, calchi delle figure scolpite sul sarcofago di Clemente XIII. Allo stesso anno vanno datate Briseide consegnata agli araldi, la Morte di Priamo,Socrate che beve la cicuta; nel 1794 Socrate congeda la famiglia, la Danza di figli di Alcinoo, il Ritorno di Telemaco e la Giustizia, di fatto il pezzo più interessante del gruppo: costituisce infatti lo studio originale dell’artista, assente quindi nelle altre serie, per una figura che non compare nella realizzazione finale del monumento funebre, condotto a termine tra il 1784 e il 1792. Infine nel 1795 giunsero a Bassano Critone che chiude gli occhi a Socrate ed Ecuba che offre il peplo a Pallade. Al medesimo anno dovrebbero essere datati Dar da mangiare agli affamati e Insegnare agli ignoranti, forse nati per volontà del Rezzonico che li pose in una scuola per l’educazione dei bambini, sorta nell’ambito della villa. Con ogni probabilità, fatta eccezione per le due opere di misericordia, l’ideazione dei prototipi risale però a qualche anno prima, come risulta nella Biografia conservata a Bassano: essi furono realizzati congiuntamente al monumento funebre di Clemente XIII, in un lasso di tempo che partendo dal 1783 arriva al 1792. La tecnica del bassorilievo in gesso permette a Canova di sperimentare un nuovo linguaggio, pienamente neoclassico, libero perciò da elementi ornamentali e da rigorose regole prospettiche. In queste opere è possibile riconoscere il tentativo da parte dell’artista di adeguarsi ai moderni canoni letterari, con uno stile asciutto e drammatico fino all’espressionismo. I bassorilievi restarono a Bassano fino al 1837, quando furono venduti al collezionista Antonio Piazza, che li collocò a Padova nel palazzo che fu successivamente acquistato dai conti di San Bonifacio. Di lì passarono nel 1984 in eredità in una residenza nella pianura veronese per essere acquistati dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde nel 1991.

(Fonte: Collezione Artgate Fondazione Cariplo)




CARAVAGGIO, Michelangelo Merisi (1571, Caravaggio, Italy - 1610, Porto Ercole, Italy): Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, 1609, Olio su tela, 268 x 197 cm - Gallery: L'opera era custodita fino al 1969 nell'Oratorio di San Lorenzo, Palermo, da dove però è stata trafugata. (*)

INV. N. 1268

(*) Il Caravaggio rubato e mai recuperato

Nella notte tra il 17 e 18 di ottobre del 1969 svaniva per sempre, rubata con inaudita semplicità, la "Natività" di Caravaggio, opera magnifica e tra le più importanti dell'ultimo periodo del Maestro, e l'unica dipinta durante l'incerto soggiorno del pittore a Palermo. Il quadro di grandi dimensioni copriva una parete del mistico e festoso Oratorio di San Lorenzo ed era incastonato nei "teatrini", che ornavano tutto il complesso, dell'altro sommo Giacomo Serpotta. Opera d'arte immensa, dunque, non solo il dipinto, ma nel complesso il luogo in cui si inseriva. Il danno del furto fu inestimabile. E riassunse agli occhi dell'opinione pubblica più civile un'immagine di violenza, di incuria ambientale, di negligenza delle autorità. Un'immagine simbolo dell'inerte decadenza in cui era stata irretita una città una volta orgogliosa. Una sorta di stupro alla città di Palermo: non si è mai conosciuto l'esecutore e il mandante, mai si è chiarita la fine del quadro; tanto meno s'è individuato il movente dell'atto: se causato semplicemente da sete di guadagno o di possesso, oppure parte di una strategia più difficile da decifrare, di destabilizzazione se non di umiliazione inferta allo stato o volta a suggellare iconograficamente un dominio indicibile.












venerdì 22 gennaio 2016

PARIS BORDONE, Italian painter, Venetian school (b. 1500, Treviso, d. 1571, Venezia): Pescatore consegna al Doge l'anello di matrimonio, 1534/35, Olio su tela, 370 x 301 cm - Gallery: Gallerie dell'Accademia, Venezia

INV. N. 1264


Paris Bordone

Pittore italiano nato a Treviso nel 1500, ma stabilitosi dal 1518 a Venezia. Vasari ci dice che era un allievo di Tiziano, ma con il quale non si trovò mai in sintonia. Tuttavia il lavoro di Bordone fu certo fortemente influenzato da Tiziano e anche da Giorgione, 'per lo stile del maestro che gli piaceva eccessivamente', come riferisce sempre il Vasari.

Dipinse come Giorgione scene pastorali e mitologiche, che appaiono piuttosto statiche e convenzionali rispetto alla loro ispirazione, ma che gli valsero una grande popolarità. Ebbe commissioni da patroni di tutta Europa. E' stato in Francia e Germania. La sua opera più impressionante e generalmente considerato il suo capolavoro è Pescatore consegna al Doge l'anello di matrimonio (Gallerie dell'Accademia, Venezia, c.1535), una grande composizione cerimoniale nel più grande stile di Tiziano.