domenica 9 luglio 2017

ARTE DELLA FOTOGRAFIA: Massimo CUOMO, Biblioteca Nazionale Austriaca, 1723 - 1737 - Vienna, Austria

INV. N. 1900

Biblioteca Nazionale Austriaca
Vienna, Austria
Massimo Cuomo Fotografo

Fondata a metà del XV secolo dagli Asburgo come biblioteca di Corte (Hofbibliothek) era nota come "Biblioteca imperiale di Vienna" fino al 1920.
L'edificio odierno venne eretto su progetto di Johann Bernhard Fischer von Erlach dal figlio Joseph Emanuel, tra il 1723 e il 1737.

ARTE DELLA FOTOGRAFIA: Massimo CUOMO, la "Galleria della Carte Geografiche" dei Musei Vaticani, XVI - XVII sec. - Musei Vaticani, Città del Vaticano

INV. N. 1899


Galleria delle Carte Geografiche 
Musei Vaticani
Massimo Cuomo Fotografo










domenica 2 luglio 2017

OGGETTI D'ARTE: Domenico Montini (Siena, doc. 1600 - 1654): Tabernacolo, 1619, Bronzo dorato, argento e pietre dure - Collezione reale di Filippo IV, Patrimonio Nazionale, Monastero reale di San Lorenzo dell'Escorial, Madrid

INV. N. 1897

Domenico Montini (Siena, doc. 1600 - 1654)

"Tabernacolo"


Le sontueose opere in marmo commesso realizzate nell'Opificio delle pietre dure di Firenze, fondato di Ferdinando I de' Medici nel 1588, raggiungevano una qualità unica ed erano apprezzate in tutta Europa. Le incrostazioni di marmi rari in questo tabernacolo - realizzato dall'orafo sense in soli nove mesi, come sottolinea con orgoglio l'iscrizione in italiano posta sul gradino della porticina centrale - provengono da Firenze, giacché solo le botteghe granducali disponevano di artigiani specializzati nella realizzazione di lavori simili.








DUCCIO di BUONINSEGNA (Siena, ca. 1255 - 1319): "Vetrata con raffigurazione della Incoronazione, della Assunzione e della Morte della Vergine", c. 1287/1288, Vetro dipinto a grisaglia, diametro cm. 700 - Cattedrale di Siena, conservato nel Museo dell'Opera, Siena

INV. N. 1896


La Vetrata del Duomo di Siena fu disegnata da Duccio di Buoninsegna, finalizzata da maestri vetrai non identificati e poi dipinta a grisaglia dallo stesso Duccio. Realizzata per coprire il grosso oculo di 5,6 m di diametro che è posto in alto nell'abside del Duomo di Siena, la vetrata è stata recentemente restaurata e posta nel vicino Museo dell'Opera del Duomo (nel Duomo è stata posta una copia). È l'unica opera di questo tipo di Duccio di Buoninsegna, nonché una delle poche vetrate realizzate da maestri di scuola senese. Databile dalla documentazione scritta al 1287-1288 è una delle tre opere di Duccio databile con certezza e quindi molto importante per definire il percorso artistico del pittore.






sabato 24 giugno 2017

ARCHEOLOGIA - MOSAICI: Mosaico dei Musici ambulanti,(199 – 80 a.C.) - Museo Archeologico Nazionale di Napoli

INV. N. 1887

Mosaico dei Musici ambulanti

Il mosaico, rinvenuto tra il 1749 e il 1763 nella cd. Villa di Cicerone a Pompei, databile tra il II e l’inizio del I sec. a.C. e (199 – 80 a.C.), raffigura un gruppo di 4 personaggi, forse i metragyrtai del culto di Cibele che si muovono sul podio di un palcoscenico e che, al suono degli strumenti da loro stessi suonati, si stanno probabilmente recando verso l’abitazione la cui porta d’ingresso si intravede nell’angolo destro. Indossano le maschere di 3 personaggi della Commedia Nuova: il suonatore di timpano è infatti il parasitos, vicino a lui c’è il kolax, l’adulatore, riconoscibile dal naso prominente e dal viso disteso e florido, intento a suonare i cembali e, subito dietro, la diamitros etaira, la suonatrice di doppio flauto; segue, da ultimo, un bambino, o un nano, senza maschera, con la capigliatura scomposta e una corta tunica, intento a suonare una sorta di corno.
La scena è tratta verosimilmente da una commedia di Menandro, dal titolo “Theophorumene”,”L’invasata”.



ARCHEOLOGIA - MOSAICI: Mosaico dell'Accademia di Platone o dei sette Filosofi, epoca tardo ellenistica - Museo Archeologico Nazionale di Napoli

INV. N. 1886


Mosaico dell'Accademia di Platone o dei Sette filosofi

Il mosaico, in I stile, raffigura la riunione di 7 filosofi. Tutti indossano un mantello, la caratteristica veste degli oratori e dei filosofi greci di età classica, eccetto uno che porta al di sotto anche un chitone. Il terzo da sinistra potrebbe essere Platone. Nel primo da sinistra si potrebbe riconoscere Eraclide Pontico, nel secondo Lisia, nel penultimo sulla destra Senocrate, mentre l’ultimo sulla destra, in atto di andare via tenendo nella mano sinistra un rotolo, potrebbe essere Aristotele.
Sullo sfondo, è possibile identificare l’acropoli di Atene con il Partenone. Intorno alle 7 figure, sono rappresentati, da sinistra verso destra, un portale con due colonne e un epistilio sormontati da quattro vasi coperti (simboli di Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica, o delle quattro Stagioni dell’anno, o delle posizioni del Sole), un albero e una colonna votiva con un orologio solare, tipici di un paesaggio totalmente mitologico, senza alcun preciso riferimento geografico.
Il tema chiaramente allude agli interessi letterari e filosofici del proprietario della villa e deriva probabilmente da un modello tardo ellenistico.

sabato 3 giugno 2017

BRANCACCIO Carlo (Napoli, 1861-1920): Palazzo Donn'Anna, 1890-99, Olio su tela, 30,5 x 45,5 cm - Collezione ignota (privata?)

INV. N. 1875

Carlo BRANCACCIO
(Napoli, 1861 - Parigi, 1920)

Artista napoletano, veicolò i suo primi interessi verso le scienze matematiche, pur mantenendo un interesse costante nei confronti del mondo delle arti. La passione per i pennelli fu tale da indurlo ad intraprendere la strada delle arti visive, e l’amicizia con Edoardo Dalbono fu determinante ai fini della sua formazione; la sua preparazione da autodidatta lo spinse ad appassionarsi alla riproduzione del paesaggio urbano. Visse anche a Parigi, in Boulevard de Cliché 110, e la capitale francese gli diede modo di perfezionare il suo stile e di rendere le sue opere fruibili al mercato estero. Partecipò a numerose esposizioni in giro per l’Europa, che gli diedero la possibilità di far acquistare suoi dipinti ad illustri personalità e grandi collezionisti.


BRANCACCIO Carlo (Napoli, 1861-1920): Isola di Nisida vista dalla spiaggia di Coroglio, fine 19° sec., Olio su tela - Collezione ignota (privata?)

INV. N. 1874

Carlo BRANCACCIO
(Napoli, 1861 - Parigi, 1920)

Artista napoletano, veicolò i suo primi interessi verso le scienze matematiche, pur mantenendo un interesse costante nei confronti del mondo delle arti. La passione per i pennelli fu tale da indurlo ad intraprendere la strada delle arti visive, e l’amicizia con Edoardo Dalbono fu determinante ai fini della sua formazione; la sua preparazione da autodidatta lo spinse ad appassionarsi alla riproduzione del paesaggio urbano. Visse anche a Parigi, in Boulevard de Cliché 110, e la capitale francese gli diede modo di perfezionare il suo stile e di rendere le sue opere fruibili al mercato estero. Partecipò a numerose esposizioni in giro per l’Europa, che gli diedero la possibilità di far acquistare suoi dipinti ad illustri personalità e grandi collezionisti.


BRANCACCIO Carlo (Napoli, 1861-1920): Napoli, Via Toledo - Impressioni di pioggia, 1888-1889, Olio su tela - Galleria di Palazzo Zevallos-Stigliano, Napoli

INV. N. 1873

Carlo BRANCACCIO
(Napoli, 1861 - Parigi, 1920)

Artista napoletano, veicolò i suo primi interessi verso le scienze matematiche, pur mantenendo un interesse costante nei confronti del mondo delle arti. La passione per i pennelli fu tale da indurlo ad intraprendere la strada delle arti visive, e l’amicizia con Edoardo Dalbono fu determinante ai fini della sua formazione; la sua preparazione da autodidatta lo spinse ad appassionarsi alla riproduzione del paesaggio urbano. Visse anche a Parigi, in Boulevard de Cliché 110, e la capitale francese gli diede modo di perfezionare il suo stile e di rendere le sue opere fruibili al mercato estero. Partecipò a numerose esposizioni in giro per l’Europa, che gli diedero la possibilità di far acquistare suoi dipinti ad illustri personalità e grandi collezionisti.







domenica 28 maggio 2017

VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Le Moulin de La Galette, 1886, Olio su tela - Kröller-Müller Museum, Otterlo, Paesi Bassi

INV. N. 1869



VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Paesaggio con chiesa e case, 1885, Olio su tela, 37 x 22 cm - Collezione privata

INV. N. 1868



VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Paesaggio d'autunno al crepuscolo, 1885, Olio su tela - Centraal Museum, Utrecht, Paesi Bassi

INV. N. 1867



VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Paesaggio d'autunno, 1885, Olio su tela - Fitzwilliam Museum (University of Cambridge), Cambridge, UK

INV. N. 1866



VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Ponte levatoio alla Nuova Amsterdam, 1883, Acquerello su carta, 81 x 38,5 cm - Groninger Museum, Groningen, Paesi Bassi

INV. N. 1865



VAN GOGH, Vincent (1853, Groot Zundert - 1890, Auvers-sur-Oise): Tronco di salice, 1882, Tempera, inchiostro e acquerello su carta, 56 x 38 cm - Collezione privata

INV. N. 1864



sabato 27 maggio 2017

ARCHITETTURE D'INTERNI: Chiostro Maiolicato ( o delle Clarisse) del Monastero di Santa Chiara a Napoli - 1742 - 1769

INV. N. 1863


Il Chiostro Maiolicato del Monastero di Santa Chiara a Napoli

Il Chiostro Maiolicato (precedentemente Chiostro delle Clarisse) del monastero ha subito nel corso dei secoli varie trasformazioni. La più importante è stata eseguita da Domenico Antonio Vaccaro, tra il 1742 e il 1769, durante il badessato di Suor Ippolita Carmignano. La struttura trecentesca, composta da 66 archi a sesto acuto poggianti su 66 pilastrini in piperno, è rimasta invariata, mentre il giardino è stato completamente modificato. Il Vaccaro ha realizzato due viali che, incrociandosi, hanno diviso il giardino in quattro settori. Fiancheggiano i viali 64 pilastri a pianta ottagonale, rivestiti da maioliche con scene vegetali. Le decorazioni delle maioliche si devono agli artigiani Donato e Giuseppe Massa, che hanno armonizzato la policromia del Chiostro con tutti gli elementi architettonici e naturali circostanti. I pilastri maiolicati sono collegati tra loro da sedili sui quali, con la stessa tecnica, sono rappresentate scene tratte dalla vita quotidiana dell’epoca. Le pareti dei quattro lati del chiostro sono interamente coperte da affreschi secenteschi, raffiguranti santi, allegorie e scene dell'Antico Testamento.

(Fonte: https://www.monasterodisantachiara.com/struttura/il-chiostro-maiolicato/)